Pietra che diventa viva e gesti umani pietrificati: il doppio livello di Aurelio Amendola

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“La scultura è tutto per me, lavorando con le luci cerco di renderla viva, farla parlare.” -Aurelio Amendola

 

Tra i miei incontri con la fotografia di Aurelio Amendola (1938), quello che forse mi ha affascinata di più è stato un articolo di Walter Guadagnini sulla rivista Eikon, nel suo unico numero pubblicato nel 2007. Il testo era interessante, ma le immagini erano semplicemente straordinarie: ritraevano la Pietà Vaticana di Michelangelo attraverso gli occhi Amendola. Che chiaroscuri! Quanta vita imprigionata in quel marmo!

 

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 Aurelio Amendola, Anima dannata, Bernini-Galleria Borghese, Roma, 2018 © Aurelio Amendola

 

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Aurelio Amendola, Le Tre Grazie, Canova–Galleria Borghese, Roma, 2008 © Aurelio Amendola

 

Pietra viva

Nel fotografare la scultura, Amendola scolpisce nuovamente quei blocchi di pietra, ma al posto dello scalpello utilizza la luce. Nel massimo rispetto dell’autore originale, che si tratti di Canova, Bernini o Michelangelo, la volontà dell’artista emerge con forza da immagini intense, quasi sempre immerse in un fondo nero o molto scuro.

Non si tratta di una semplice documentazione, ma di un’interpretazione emotiva in cui la vita trattenuta nella materia esce allo scoperto. È un approccio quasi sacro, basato sul dialogo: le sculture parlano, anche se sommessamente, e Amendola sa ascoltarle. Così, attraverso la sua tecnica sapiente, ci racconta la maestosità di Michelangelo, la raffinatezza di Canova e il movimento del Bernini.

 

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Aurelio Amendola, Ratto di Proserpina, Bernini-Galleria-Borghese, Roma, 2018 @Aurelio Amendola

 

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Aurelio Amendola, Aurora, Michelangelo-Cappelle Medicee, Firenze, 2004 © Aurelio Amendola

 

La scoperta

Ogni immagine di Amendola, ogni singolo dettaglio della stessa opera, è una scoperta pura, quasi infantile. Il suo occhio ci permette di entrare lentamente nel mistero dell’opera, quello che non si rivela a uno sguardo superficiale.

Questo percorso di rivelazione avviene attraverso luci scelte e posizionate con cura: a volte radenti, altre soffuse, intense o dolcemente modellate. La luce qui fa emergere le forme, esattamente come nelle tele di Caravaggio.

Le scelte compositive, i tagli ravvicinati e lo sguardo inedito ci guidano in un viaggio lento, rispettoso e profondo.

Il bianco e nero, poi, elimina ogni distrazione, trasportando l’opera in un tempo sospeso.

E la scoperta non è solo visiva, ma anche tattile ed emotiva.

 

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Aurelio Amendola, Pietà Vaticana, Michelangelo-Basilica di San Pietro, Vaticano, 1998 @Aurelio Amendola

 

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Aurelio Amendola, Pietà Bandini, Michelangelo-Museo dell’Opera del Duomo, Firenze, 2022 @Aurelio Amendola

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pastedGraphic_12.pngAurelio Amendola, Pietà Rondanini, Michelangelo-Castello Sforzesco, Milano, 1999 @Aurelio Amendola

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Bob Wilson, Mother, Pietà Rondanini, Michelangelo-Castello Sforzesco, Milano, 2025 @Robert Wilson

 

Michelangelo e il teatro della luce del contemporaneo

“Quando fotografa i marmi di Michelangelo, Aurelio “diventa” Michelangelo e s’addentra nei percorsi di pensiero e di spirito di lui”. -Antonio Natali

Anche quando affronta opere famosissime, viste e riviste in mille modi, Amendola riesce a darci nuovi spunti e a evidenziare dettagli che non avremmo mai notato, e lo fa con abilità ma anche con semplicità. È accaduto ad esempio per il suo amato Michelangelo, e in particolare per gli scatti dedicati alle tre Pietà.

Un atteggiamento molto simile a quella di un grande e visionario regista teatrale come Robert Wilson (1941-2025) quando, con la sua installazione Mother, ha illuminato e sonorizzato la Pietà Rondanini. Anche lì la luce era tutto: permetteva di guardare la scultura con occhi diversi, imponendo la lentezza necessaria alla sua comprensione.

Abbandonarsi alle fotografie di Amendola della Pietà Rondanini o vivere l’esperienza immersiva creata da Wilson, dove la luce dava forma alla materia tormentata conducendoci a osservarla da molteplici punti di vista, è stata un’immersione per me molto simile e intensissima nell’opera del grande Michelangelo. L’azzeramento dello spazio circostante e la stessa cura della regia luminosa mi ha costretta ad assorbire in silenzio il dramma.

 

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Aurelio Amendola, Alberto Burri, Città di Castello, 1976 @Aurelio Amendola

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Aurelio Amendola, Emilio Vedova, Venezia, 1987 @Aurelio Amendola

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Aurelio Amendola, Hermann Nitsch, Vienna, 2012 @Aurelio Amendola

 

Gesti pietrificati

Come nascono le opere d’arte che tanto amiamo?

Se da una parte Amendola porta in superficie la vita nascosta nelle sculture, dall’altra blocca i gesti degli artisti, come pietrificandoli, per farcene assorbire la forza.

Nella sua carriera ha ritratto i più grandi maestri del Novecento, stringendo con molti di loro un forte legame d’amicizia. Ci ha portati nei loro studi, nel cuore dell’azione creativa, dando valore a quell’azione invisibile che sta all’origine di ogni creazione. Sono immagini intime e potenti, testimonianze di un atto di nascita.

Tra le più celebri, quelle del 1976 che mostrano un Alberto Burri quasi fuso con la materia che sta plasmando, o un Emilio Vedova sovrapposto al vortice energetico delle sue tele.

Apparentemente sono fotografie molto diverse da quelle dedicate alla scultura classica, ma condividono la stessa matrice: l’ascolto e il dialogo. Solo che in questo caso l’interlocutore è direttamente l’artista stesso, non solo l’opera che ha creato.

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Aurelio Amendola, Duomo di Milano, 2009 © Aurelio Amendola

 

In conclusione

C’è un filo invisibile che unisce tutte le fotografie di Aurelio Amendola: è un filo fatto di luce. Una luce che sottrae l’opera allo spazio per avvicinarla al nostro sguardo, e che aggancia l’artista all’origine prima della sua creazione.

In entrambi i casi, Amendola ci mostra ciò che normalmente resta celato alla vista…e può essere solo emozione.

 

Per approfondire

https://www.aurelioamendola.it/

https://www.youtube.com/channel/UCEUuYcUm1bc_xApFPJ3LVAQ

https://www.artribune.com/arti-visive/fotografia/2017/04/intervista-aurelio-amendola/

https://artslife.com/2026/08/02/capolavori-fotografati-aurelio-amendola-in-mostra-a-milano/

https://www.palazzorealemilano.it/-/aurelio-amendola

https://magazine.photoluxfestival.it/aurelio-amendola-a-palazzo-reale-di-milano-il-giuisto-riconoscimento-a-un-maestro-della-luce-di-enrico-stefanelli/

https://www.youtube.com/watch?v=XkAG7zzBSrk

 

 

La mostra

Questo doppio binario della ricerca di Amendola, arricchito dai suoi scatti sul Duomo di Milano, è magnificamente rappresentato dalla mostra Aurelio Amendola. Capolavori fotografati: Burri, Vedova, Nitsch, Duomo Milano, Bernini, Canova, Michelangelo.

L’esposizione è visitabile gratuitamente a Milano, presso Palazzo Reale, fino al 6 settembre 2026. C’è ancora pochissimo tempo: una tappa imperdibile per chi ama l’arte e la luce!

Orari: Da martedì a domenica 10:00 – 19:30 | giovedì 10:00 – 22:30

 

 

A cura di Elena Barbaglio, 6/8/2026

Le fotografie sono state prese dal web e utilizzate esclusivamente a fini formativi.

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