Entrare in uno scrigno bianco che contiene dieci storie da tutto il mondo. Molto diverse e lontane dalle nostre? Non credo, non più in tempi di globalizzazione e di crisi climatica che tocca tutti i luoghi e ne aumenta le singole criticità.
Questo scrigno bianco è l’ Ex Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Brescia (nello storico quartiere del Carmine) sede dell’Associazione Culturale C.AR.M.E. che fino al 2 Agosto 2026 ospita BIS Biennale Itinerante del Sociale – geografie del margine, tra crisi ambientali e diritti negati, curata dall’ Associazione Pachamama.
Dieci fotografi di livello internazionale espongono i loro progetti fotografici, mostrandoci i lati nascosti del nostro Pianeta. Si parte dalle vecchie ferite di Chernobyl passando per problemi complessi e stratificati che riguardano la biodiversità, arrivando alle miniere estrattive di minerali preziosi per i nostri apparecchi tecnologici. E ci pongono la questione: qual è l’altra faccia della medaglia del mondo iperconsumistico e altamente tecnologico in cui viviamo?

BIS Biennale Itinerante del Sociale – geografie del margine, tra crisi ambientali e diritti negati. C.AR.ME
Pino Bertelli, toscano, fotografo di strada, filmaker, critico di cinema e fotografia con il suo “viaggio delle sette lune” ci porta in Bielorussia nei villaggi contaminati dal disastro nucleare di Chernobyl, dove le radiazioni hanno avvelenato tutto non solo fiumi, laghi, boschi ma anche la vita interiore delle persone.
Arthur Larie, fotoreporter francese, documenta i costanti attacchi dell’esercito israeliano nei territori occupati della Cisgiordania, in particolare si sofferma sull’impatto di queste violenze sui minori e le conseguenze devastanti sul tessuto sociale.
Piel de Mercurio è un progetto fotografico tuttora in corso della fotogiornalista e documentarista cilena Paula Jesus (fondatrice dell’Associazione Pachamama), in cui mostra il processo di estrazione dell’oro in villaggi del Cile e del Perù, catturando gesti, mani che smuovono la terra, corpi piegati dalla fatica e l’uso del mercurio che segna irreversibilmente corpi e territori avvelenandoli.
Israel Fuguemann fotogiornalista e fotografo documentarista messicano illustra con Quiero una casa le prospettive di accesso all’abitazione a città del Messico, una città segnata da gentrificazione, speculazione immobiliare e profonde diseguaglianze. Il tutto aggravato dalle politiche migratorie degli Stati Uniti che hanno intrappolato in Messico migliaia di persone senza prospettive future e con politiche pubbliche insufficienti.
Mirko Cecchi, fotografo e videomaker ci porta in Burkina Faso che, come altri paesi nella fascia sub-sahariana, subisce con una forte siccità le conseguenze del cambiamento climatico e l’agroecologia è la via di salvezza per molte donne che coltivano micro-orti urbani per procurarsi un reddito.
Rimaniamo in Africa con il progetto Last Water di Vito Finocchiaro che documenta la zona del Turkana in Kenya, in cui la mancanza d’acqua simboleggia l’assenza di futuro: il deserto avanza, la terra si spacca e le comunità pastorali entrano in crisi.Murat Yazar fotografo curdo originario della Turchia orientale, con Shadows of Kurdistan esplorare la cultura curda che esiste ancora nonostante la disgregazione come stato e sia sotto attacco da oltre cento anni.

© IMurat Yazar, Shadows of Kurdistan
lIl contrasto tra le baraccopoli di Boa Esperança (Capo Verde) e la fiorente industria turistica è al centro del progetto Amor Deus di Anna Consilia Alemanno e vuole mettere in luce il pesante divario sociale generato dal turismo globale.
Anche Pablo Tosco documenta come i popoli indigeni paghino alto il costo ambientale e sociale di attività che procurano il benessere di altri popoli, stiamo parlando delle comunità indigene di Salinas Grandes in Argentina in cui sono presenti miniere estrattive di litio, come sappiamo indispensabile per le batterie, che stanno provocando danni irreversibili all’ecosistema.
Infine, rimanendo in Argentina Sebastián López Branch con Rio Bravo ci mostra la situazione della zona del Rio della Plata e di quanto la sua biodiversità sia messa in pericolo da vari fattori, non solo anche la vita di milioni di persone è messa in pericolo poiché dipende da questo corridoio ecologico.

©Sebastián López Brach Río Adentro
Questi progetti fotografici ci fanno vedere momenti intimi della quotidianità di quelle persone, ma nello stesso tempo hanno uno scopo sociale poiché possono aumentare la nostra consapevolezza nei confronti di quello che stiamo subendo a livello globale in termini di crisi ambientale e sociale. Eredi della gloriosa fotografia documentaria servono per denunciare qualcosa che altrimenti rimarrebbe invisibile. Inoltre, ci danno lo sguardo che manca ai nostri occhi assuefatti dal benessere, lo sguardo della complessità e ci ricordano che non esistono più villaggi isolati e sperduti con i loro singoli e particolari problemi ma esiste la tribù globale di cui tutti facciamo parte. La fotografia, e l’arte in generale, possono riempire un tassello importante nel pensiero complesso che ci serve per affrontare queste sfide. Siamo cognitivamente impreparati ad affrontare cambiamenti radicali (ma anche piccoli) dei nostri stili di vita, il linguaggio artistico e fotografico può secondo il mio parere essere un ponte, aprirci all’empatia verso situazioni e luoghi così diversi e lontani dai nostri ma che ci riguardano. Ci riguardano perché il Pianeta è unico, le risorse sono comuni e lo sguardo deve essere collettivo per apportare veri cambiamenti.
L’Associazione culturale Pachamama segue una linea etica e sostenibile, riducendo gli sprechi e privilegiando, quando possibile, soluzioni a basso impatto ambientale. Per realizzare questa mostra sono state utilizzati per le stampe fotografiche e l’allestimento della mostra, circa l’80% dei materiali utilizzati proviene da recupero o riuso.
Articolo di Elisa Tommasoni, 29/6/2026
Le fotografie sono state prese dal web e utilizzate esclusivamente a fini formativi.